La certificazione Black Belt è il naturale approdo per chi crede nella logica del Miglioramento Continuo
La ‘cintura nera’ rappresenta una testimonianza concreta e riconosciuta a livello internazionale di quel mix di competenze hard e soft che è considerato indispensabile per ambire ai ruoli apicali dell’organizzazione aziendale.

È la garanzia che la metodologia Lean Six Sigma sia integrata nel modo di rapportarsi alle sfide che il mercato offre quotidianamente.

Una Black Belt guida il cambiamento, supervisiona i progetti di miglioramento e forma i leader del domani.

Lean Six Sigma Black Belt: definizione

Una Black Belt è formata per dirigere il programma di miglioramento continuo aziendale. L’approfondita conoscenza della scienza statistica e la perizia nell’utilizzo degli strumenti che la metodologia Lean Six Sigma mette a disposizione, unite alla familiarità con le competenze soft, le garantiscono il bouquet di competenze ideale per guidare l’organizzazione verso il successo.

La struttura del corso Black Belt

Interattività e apprendimento esperienziale sono gli elementi caratterizzanti un’offerta formativa coinvolgente.

Da questo punto di vista, il fatto che nel corso per diventare Black Belt training e sviluppo del progetto viaggino in parallelo, permette di generare un valore aggiunto inestimabile: dalla teoria alla pratica il passo è brevissimo.

La teoria non può che iniziare con il Value Stream Mapping mappare i processi aziendali e il flusso del valore è infatti la base per comprendere le criticità e disegnare la via verso il miglioramento.

Il passo successivo riguarda un adeguato approfondimento sulle tematiche relative alla gestione del cambiamento e della motivazione, elementi indispensabili per coinvolgere il team di lavoro e al contempo prepararlo alle novità che si stagliano all’orizzonte.

Il legame tra azione e comunicazione è condizione imprescindibile per la messa a terra dei progetti e, ancor più, per la sostenibilità nel tempo del cambiamento.

Rispetto al corso Green Belt , l’analisi quantitativa viene potenziata. In particolare, vengono introdotti tutti quegli strumenti che non richiedono la distribuzione normale dei dati.

Inevitabilmente cambiano anche la complessità e l’impatto del progetto da sviluppare durante il corso per ottenere la certificazione.

Una Black Belt lavora con sempre maggiore autonomia anche a progetti inter-funzionali. Del resto, in prospettiva, dovrà imparare ad armonizzare le varie istanze di miglioramento in un programma coerente e allineato agli obiettivi strategici dell’azienda.

Punti chiave

• Conoscenza a 360° dei processi e delle dinamiche aziendali, andando nel genba per valutare quello che realmente succede;
• Indagine proattiva sulle necessità dei clienti (interne ed esterni), non accontentandosi delle richieste, ma andando alla radice dei bisogni;
• Valutazione delle criticità sulla base delle priorità dettate dal piano strategico dell’azienda;
• Creazione di metriche in grado di descrivere oggettivamente quello che accade e, di conseguenza, di indirizzare le decisioni attraverso i dati;
• Formazione delle persone, non solo in merito agli strumenti della metodologia, ma anche dal punto di vista del mindset, per diffondere la predisposizione al miglioramento;
• Stimolazione della propria intelligenza emotiva per favorire una gestione sempre più efficace del gruppo di lavoro.

Le conoscenze di una Black Belt

Una Black Belt deve avere competenze trasversali, che spaziano dal Project Management al Problem Solving, dalla statistica alla comunicazione.

Prima di ogni altra cosa ha bisogno di costruire proficue relazioni con le principali funzioni aziendali, perché l’esigenza di coordinamento richiede puntuale aggiornamento da ogni angolo dell’azienda.

Ancor più in un simile ruolo, ascolto ed empatia sono doti essenziali per valorizzare le conoscenze tecniche.

Perché per essere un vero agente del cambiamento, devi essere un maestro degli strumenti statistici e dei tools propri della metodologia Lean Six Sigma, ma anche un mentore e un coach.

Un esempio, insomma, da un punto di vista tecnico e umano.

Per questo il percorso di una Black Belt non si esaurisce con il corso, ma raccoglie durante il cammino una lunga serie di stimoli che dovrà continuare a sviluppare in autonomia.

Quest’ultima, per certi versi, è la parola chiave. Una Black Belt ha la responsabilità di orientarsi tra le contraddittorie voci dei clienti, di tradurre in azione la strategia aziendale, di interpretare i dati più o meno credibili che arrivano dai processi e di motivare ogni singolo componente del team verso un obiettivo comune.

Chi indossa la cintura nera, tendenzialmente, dedica il proprio tempo a scegliere, coordinare e monitorare i progetti che dovranno portare l’azienda nel futuro: serve anche la predisposizione a sostenere un simile peso.

Perché dovresti diventare una Black Belt?

Se hai una certificazione Green Belt, possiedi il requisito necessario a diventare Black, ma per quale ragione dovresti farlo?

Innanzitutto per emergere all’interno dell’organizzazione, diventare un decisore e, guardando verso l’esterno, accrescere il tuo appeal nel mercato del lavoro.

White, Yellow e Green Belt sono logicamente subordinate alla Black Belt, che ha la responsabilità di guidarne e coordinarne l’azione.

Generalmente una Black Belt ha la qualifica di Responsabile del Miglioramento Continuo e ne guida il programma con autonomia variabile a seconda della maturità che l’azienda dimostra in materia.

Preordinata alla crescita gerarchica, c’è quella legata alle competenze. Il percorso per diventare Black Belt garantisce un boost importante in termini di:

• definizione delle connessioni che caratterizzano le mappature di processo;
• estensione degli strumenti utili all’analisi quantitativa;
• approfondimento delle discipline umanistiche.

 

In un mondo del lavoro sempre più competitivo e nel quale la necessità di adattamento ha reso la trasversalità un valore imprescindibile, la certificazione Black Belt è un biglietto da visita in grado di calamitare enormi attenzioni.

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